giovedì, 22 marzo 2007
Nella grande famiglia cuore del milan, si sa, regnano tutti i giorni la pace e la felicità(nella foto un allenamento a milanello).





Ma i componenti della famiglia cuore hanno tanti buoni sentimenti e diventano tristi quando pensano alla persone meno fortunate di loro, che non possono giocare felici sui prati in fiore di milanello. Il pensiero di Riccardino in particolare va ai poveri bambini tristi che vivono dall'altra parte di Milano, in un posto brutto, dove la gente litiga e non è felice.. Allora gli occhioni di Riccardino si riempiono di lacrime e gli zii Carletto Porcellino e Fester vanno a consolarlo.
"Ma non potrebbero stare con noi anche i bambini tristi con quelle brutte maglie nerazzurre con quel triangolino tricolore sul petto?" dice con voce rotta dal pianto Riccardino.
"Certo che potrebbero, piccolo mio" risponde lo zio Fester "se solo quei cattivi che li costringono a stare ad Appiano li lasciassero liberi, verrebbero da noi di corsa e saremmo felici tutti insieme!”

Allora Riccardino ha un’idea! “Li inviterò a venire da noi!”  dice, e i suoi occhioni tristi tornano gioiosi."voglio cominciare con Adriano che è sempre tanto infelice.” Allo zio Carletto Porcellino va di traverso il panino con la porchetta e zio Fester per un momento si rabbuia. “Riccardino sei tanto buono ma a me pare che in questo momento sia più triste Ibrahimovic di Adriano..”

In men che non si dica è tutto organizzato: Lo zio Fester raccomanda a Riccardino di invitare i bambini tristi tramite le pagine dei giornali e Riccardino è tanto felice, perché sa che ha fatto una buona azione.

Così non passa giorno senza che sui quotidiani sportivi di tutta Europa non venga fuori un giocatore del milan che manda affettuosi messaggi d’amore ai giocatori dell’Inter, come su tuttosport di oggi:

Milan: Kakà chiama Ibrahimovic

09:23 del 22 marzo

Il trequartista brasiliano del Milan, Kakà lancia una proposta indecente in un'intervista ad un quotidiano svedese: "Ibrahimovic è forte, intelligente e completo. Peccato perchè quest'estate era vicino al Milan, ma è finito all'Inter. Penso che in futuro io e lui giocheremo insieme. Dove? Naturalmente qui al Milan".

Intanto il Milan chiama Ronaldinho, facendogli gli auguri per telefono.
Con i rinnovi a Dida e Kalac, Storari dovrà andare via.

 (Tuttosport)

Il milan diventa così una famiglia ancora più grande e più felice, con tutti gli ormai ex bambini tristi dell’Inter che adesso sono felici…

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mercoledì, 21 marzo 2007

IL CASO / Dietro le parole del tifoso juventino, il sospetto di una provocazione studiata per mettere in difficoltà il presidente

Busta con proiettile a Moratti e all'Inter

Lettera di minacce nella sede nerazzurra: la Procura ha aperto un fascicolo


MILANO — Una storia avvelenata. Lo scudetto 2006, assegnato all'Inter a tavolino, non è più un tema di dibattito infinito o di continui sfottò, così come la questione del valore tecnico di questo campionato, dove nessun club concorda le designazioni arbitrali e le ammonizioni al giovedì. Il gioco si è fatto perfido ed è diventato l'occasione per un atto non certo lieve, sul quale la società ha cercato di mantenere uno stretto riserbo, per evitare allarmismi o strumentalizzazioni, ma che è diventato oggetto di un fascicolo aperto dalla Procura di Milano. Una decina di giorni fa, nelle sede nerazzurra sarebbe arrivata una busta con una lettera anonima di insulti e minacce a Moratti, ad altri dirigenti e alle loro famiglie, accompagnata da un bossolo di pistola di grosso calibro e da alcuni pallini da fucile.

È da otto mesi che in via Durini ricevono, sotto varie forme, messaggi di forte protesta, dopo le due sentenze di Calciopoli (la Caf, presieduta da Ruperto e la Corte federale, guidata da Sandulli): scudetto 2005 revocato alla Juve e non assegnato; titolo 2006 tolto al club bianconero e dato all'Inter da una commissione di tre saggi, compreso l'ex direttore generale dell'Uefa, Gerhard Aigner. Moratti e Mancini sono da sempre i bersagli preferiti della protesta, ma non gli unici. D'altronde da luglio ad oggi, per dare forza all'ira dei tifosi bianconeri, sono state ricercate tutte le strade possibili, in un clima di mobilitazione generale, pilotata da Luciano Moggi (cinque anni di squalifica con proposta di radiazione, sulla quale si dovrà pronunciare il prossimo Consiglio federale) attraverso pulpiti compiacenti, e che non aveva risparmiato nessuno, nemmeno un dirigente come Giacinto Facchetti, prima e dopo la sua morte.

Adesso a quelle parole sono seguiti fatti inquietanti, in un momento in cui il calcio si dice impegnato a sconfiggere la violenza. Per questo l'Inter si è vista costretta a denunciare l'episodio alla polizia, anche se accertare la provenienza della lettera e del suo contenuto appare quantomai difficile. L'episodio può aiutare a comprendere anche lo stato d'animo di Moratti e la sua reazione, lunedì pomeriggio, di fronte alle urla scomposte di Salvatore Cozzolino contro «lo scudetto di cartone». Più passano le ore e più appare evidente, anche se non ci potrà mai essere la certezza assoluta, che l'episodio fosse stato preparato nei dettagli ad uso delle telecamere e dei microfoni delle tv locali, tutte presenti, come peraltro avviene ogni giorno, quando aspettano il presidente sotto l'ufficio, salvo criticarlo in trasmissione perché «parla troppo».

Cozzolino ieri ha ricevuto anche l'ambito riconoscimento «utente del mese» da parte del sito para-juventino «j1897. com». Agente di Borsa, residente a Milano, Cozzolino è uno dei collaboratori del sito «Magazine bianconero», nato a fine ottobre, ed è molto vicino ad un paio di giornalisti di «Italia 7 Gold», emittente da sempre schierata in una urlata opposizione a Moratti prima ancora che all'Inter. Con queste premesse, diventa faticoso accettare l'idea che lo show di Cozzolino, così solerte nel trasferirsi lunedì sera a Torino per assistere a Juve- Triestina e a farsi intervistare (casualmente da «Italia 7 Gold») senza perdere tempo, sia stato un semplice scherzo del caso. È evidente che, in questa situazione esasperata nei toni e nelle maniere, nessuno potrà poi scappare dalle proprie responsabilità mediatiche.

Fabio Monti

21 marzo 2007


 

Beh che dire... che i tifosi della juve fossero mentecatti si sapeva da tempo...

postato da: WillyIcestorm alle ore 09:21 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 21 marzo 2007

Pensavo seriamente che il calcio fosse solo uno sport marcio, ma sempre sport. Evidentemente mi sbagliavo di grosso: è la naturale estensione di gruppi di potere malavitosi che gestiscono il calcio scommesse, il riciclo del denaro sporco, la pubblicità, la stampa scandalistica...adesso leggo della busta con il proiettile indirizzata a Moratti. Bene evidentemente anni di soprusi e di ingiustizie subite non hanno rovinato a tal punto i tifosi interisti. Saremo i più patetici, sfigati, perdenti, ma per 20 anni non ci siamo mai permessi di operare simili gesti nei confronti di società colluse e vincenti come la Juventus dell'era moggiana. Non è servita a niente la retrocessione: c'è ancora gente che reclama per due scudetti in più sulla maglietta. Ma gli regalino la terza stella! Evidentemente per queste persone conta vincere ad ogni costo per cancellare le proprie miserie umane fatte di cultura precaria, scolarizzazione nulla e reddito inesistente. Il problema è che in Italia manca la cultura della sconfitta: l'Inter ci era abituata suo malgrado i tifosi della Juventus no e ora che si trovano a dover vivere una situazione analoga a quella vissuta dai tifosi interisti che deridevano hanno perso la testa dimostrando all'Italia intera che personcine perbene sono. Una retrocessione non costituisce una macchia, un comportamento simile sarà un'onta indelebile!

GNUneroblu

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lunedì, 12 marzo 2007

E così alla fine l'armata brancaoriali è riuscita ad avere la meglio sul Milan nonostante le numerose defezioni in campo. Ronie ha fatto di tutto per conquistarsi il posto di calciatore più odiato dalla tifoseria interista segnando un gol da campione e dimostrando come, al momento, le motivazioni siano più forti e importanti di qualsiasi richiamo carnevalesco o festaiolo. Ecco quindi che inevitabilmente il pensiero corre ad Adriano: guadagna 5 milioni netti all'anno, va in discoteca tutte le sere o quasi, si allena con sufficienza nonostante lo staff lo segua da vicino. In questo caso si sta assistendo alla prematura fine di un calciatore che avrebbe potuto e dovuto dare di più. Non venitemi a dire in questo momento che l’Inter non sta seguendo con scrupolo la sua situazione: lo ha spedito in Brasile in congedo per farlo riposare mentalmente (sarà vero?), ha sempre persone pronte ad aiutarlo, la squadra quest’anno vince e convince. Lasciamo perdere dunque la solita trita retorica della sconfitta che farebbe perdere la voglia di giocare ai giocatori più talentuosi della formazione nerazzurra inducendoli a cercare squadre vincenti altrove. Adriano quest’anno avrebbe potuto essere determinante in Champions con il suo tiro potente da fuori area, avrebbe potuto lasciare la firma su un campionato giocato finora alla grande che lo vede semplice spettatore. L’Inter crede ancora in lui, anche se più passa il tempo più dovremmo chiamarlo Godot Leite Ribeiro. Mi aspetto a breve i soliti piagnistei, tipici dei brasiliani infelici…quelli già visti di Ronaldo e quelli che verranno di Adriano e di Ronaldinho: tutte persone probabilmente immemori dell’infanzia trascorsa a calciare palle di stracci per i vicoli di San Paolo per comprendere la fortuna che ha cambiato il corso della loro vita rendendoli ricchi e famosi. Ecco che il pensiero corre ancora a un altro brasiliano: Kakà. Figlio di persone benestanti, custodisce la ricchezza maggiore nelle idee che ha in testa. Può giocare bene o male, ma sa amministrarsi. Questa è la differenza! Prima di essere campioni bisogna saper essere uomini.

GNUneroblu

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venerdì, 09 marzo 2007

Mancini, missione compiuta: Inter fuori senza correre rischi

Dopo lo scandaloso secondo tempo di San Siro, trascorso a difendere il golletto di vantaggio, i nerazzurri - fuori forma e acciaccati - escono per mano di un modesto Valencia - E a fine match, tutti sulla giostra della vergogna

Mercoledì, 7 Marzo 2007

Due cose da dire sull’Inter: una sulla squadra in partita, una sulla squadra a fine partita. Partiamo dalla prima. Se ci passate la battuta, il titolo più indicato per l’Inter che esce dalla Champions potrebbe essere: “Eliminati, ma senza correre rischi”. Chissà che questa non sia una consolazione per Mancini, l’allenatore che un anno fa ha condotto i nerazzurri alla Waterloo di Villareal (ai quarti di finale) e che quest’anno, atteso al riscatto, ha combinato quel che ha combinato e con un mese di anticipo (ottavi di finale): Inter fuori per mano del Valencia, che a spanne – visti gli organici – vale la metà, a dir tanto, dello squadrone allestito da Moratti. RIFLESSIONE N. 1. Eliminata senza correre rischi: questo è quel che è successo all’Inter al Mestalla. Tutti hanno visto che i nerazzurri hanno avuto le occasioni migliori mentre il Valencia non si è reso mai, o quasi mai, pericoloso, a parte forse i minuti finali. E però la domanda da porsi è: perché il Valencia ha potuto permettersi il lusso di puntare, abbastanza apertamente, allo 0-0? Risposta: perché a San Siro, 15 giorni prima, aveva strappato un 2-2 che era, a tutti gli effetti, una vittoria. Ancora: e perché l’Inter non era riuscita a vincere il match d’andata? L’abbiamo scritto e lo ripetiamo: perché dopo aver chiuso il primo tempo sull’1-0 (con un gol irregolare segnato da Cambiasso, in netto fuorigioco), a dire il vero giocando assai bene, nel secondo tempo l’Inter ha fatto – male - quel che facevano le squadre italiane negli anni ’60 e ’70: cioè, se n’è rimasta indietro a difendere il gol di vantaggio fino a che il Valencia non ha pareggiato; e quando Maicon si è inventato – letteralmente – il gol del 2-1, l’Inter si è chiusa ancora una volta in difesa, e il Valencia ancora una volta ha pareggiato. In pratica, qualificandosi a San Siro all’80 per 100....

RIFLESSIONE N. 2. Premesso che nessuno discute l’eccezionale cammino dei nerazzurri in campionato, la domanda è: parlando di Champions – ossia del torneo di assoluta eccellenza – vi sembra normale che un club come l’Inter, che in estate ha acquistato campioni del calibro di Ibrahimovic, Vieira, Maicon, Grosso e Crespo, rimedi una simile figura un anno dopo la scandalosa eliminazione patita per mano del Villareal? A noi tanto normale non sembra. Tanto per capirci, sarebbe come se Petacchi perdesse la Sanremo battuto da Valverde in volata dopo essere stato portato in carrozza dai compagni a 100 metri dal traguardo. E l’anno dopo, stessa storia con Astarloa. Badate bene: non abbiamo detto battuto da Boonen o da Freire (leggi: Barcellona o Manchester United). Abbiamo detto battuto da Valverde e Astarloa.

RIFLESSIONE N. 3. Diciamola tutta. Col campionato vinto a mani basse, l’Inter aveva un’opportunità più unica che rara: trattare gli impegni di serie A alla stregua di allenamenti e presentarsi alle sfide di Champions al massimo dello splendore: tecnico ed atletico. Invece, l’Inter è riuscita nell’impresa di rincorrere il più inutile dei record (17 vittorie consecutive in campionato) col risultato di sfiancarsi, uscire di forma, perdere per infortunio giocatori importantissimi (Vieira, Cambiasso), presentarsi al Mestalla con Dacourt e Stankovic scricchiolanti, farsi eliminare. Da un avversario che vale metà dell’Inter, considerato “facile” al momento del sorteggio, alla prima sfida dentro o fuori del torneo. Se Mancini non fosse il piagnucolone che è, la sola cosa che dovrebbe sen tirsi in obbligo di dire ai tifosi sarebbe questa: “Ci siamo fatti eliminare dal Valencia, che è una buona squadra e niente più, ed è una colpa grave, di cui mi assumo la responsabilità, perché l’Inter che alleno è uno squadrone. Mi dispiace e non doveva succedere, specie dopo il precedente di Villareal. La squadra che Moratti mi ha messo a disposizione ha tutto per arrivare, minimo, in semifinale”. Per la cronaca: nelle ultime 5 edizioni della Champions League, il Milan è arrivato 2 volte in finale (1 vittoria e 1 sconfitta) e 1 volta in semifinale (eliminato dal Barcellona). L’Inter può vantare una semifinale (raggiunta dal tanto bistrattato Cuper) e poi, solo delusioni cocenti. Cui si aggiunge, oggi, l’uscita di scena agli ottavi contro il Valencia

RIFLESSIONE N. 4. C’è poi il discorso dell’Inter a fine partita. Con Burdisso che si prende allegramente a calci e pugni con Marchena a metà campo; e 4 giocatori (Cruz, Cordoba, Ibrahimovic e Maicon) che davanti al pugno vigliacco sferrato da Navarro all’indemoniato Burdisso, non trovano di meglio che partire a caccia dell’infame sul prato verde, sotto gli occhi di mezzo mondo, tentando di sferrargli un calcione in corsa che non riesce a Cruz, non riesce a Cordoba, non arriva alla portata di Ibra e riesce invece, alla grande, a Maicon, che stacca la coda a Topo Gigio e vince una corsa gratis sulla Giostra della Vergogna. Il tutto mentre negli spogliatoi succede di tutto; col mondo che ha ancora negli occhi il derby europeo sospeso – due anni fa - per il petardo scagliato in testa a Dida coi nerazzurri (a cominciare dal capitano Cordoba: guarda un po’ chi si rivede!) impegnati ad applaudire ironicamente l’arbitro che decide di porre fine al match, mentre fuori dal campo succede di tutto. Domanda: mentre sul club di via Durini stanno per abbattersi, per l’ennesima volta, i fulmini (pesantissimi) dei giudici Uefa, Roberto Mancini, che dell’isteria ha fatto una costante sia da giocatore che da allenatore, ha per caso qualcosa da dire, al riguardo?

Chiunque sia dotato di un briciolo di intelligenza e di onestà intellettuale non potrà notare come sia ovvio e plausibile lo sdegno dei tifosi del Valencia nei confronti dell'Inter e dei suoi sostenitori, come sia ovvio provare un sentimento di disgusto nei confronti dell'autore dell'articolo di cui sopra. Trovo che sia giunto il momento per fare chiarezza: giornalista dovrebbe essere un individuo indipendente (per quanto pagato dalla società per cui lavora) sufficientemente informato e soprattutto equilibrato. Leggere certi articoli fa male all'Italia, in quanto si dà sempre l'impressione di essere superiori e di snobbare l'avversario (critica che mi è stata rivolta dagli spagnoli intervenuti nel blog). Le dichiarazioni di Mancini e di Moratti della vigilia (per me portano sempre sfiga e sarebbe meglio che evitassero in futuro di parlare!) hanno lo scopo di caricare la squadra psicologicamente (lo stesso fece l'allenatore del Valencia), quelle invece di molta stampa di parte (e quella di Mediaset non può altro che esserlo) che di continuo dipinge gli avversari delle squadre italiane (tranne ovviamente quella dell'azionariato di famiglia) come semplici squadrette di provincia persegue uno scopo subdolo: quello della delegittimazione dei risultati conseguiti dalla squadra rivale. Il meccanismo è più o meno il seguente: se la squadra italiana rivale vince in Europa ha battuto un avversario debole, se il Milan o la squadra protetta vince è perchè è la squadra migliore del mondo. Nella vita si può vincere e si può perdere, ma l'accanirsi scientificamente per creare un movimento di opinione pubblica contro una determinata squadra è davvero disgustoso. Negli ultimi anni il Milan sta corrompendo la sua immagine grazie ai lacchè che lo circondano: leggere le dichiarazioni di Galliani oggi (definisce l'Europa piu importante del campionato...beh a -30 cosa cazzo poteva dire? stare zitto no?), la consegna del Tapiro di Staffelli a Mancini dopo l'esclusione dalla Champions (non so se sia stato consegnato il tapiro a Galliani dopo le dichiarazioni famose che a Natale ci avrebbero recuperato i punti di penalizzazione), leggere articoli come quello riportato in questo post sono solo il vertice di una piramide di menzogne (per usare un termine del Cavaliere) che per dieci anni mi ha ammorbato l'esistenza. Continuare a cantare a voce spiegata che l'Inter è una squadra che fa fallire i giovani, mentre il Milan rilancia i giocatori per il semplice fatto che Pirlo e Seedorf (cazzata colossale) sono stati ceduti in cambio di Coco rappresenta una inesattezza. Di scambi ne ricordo altri: Cruz per Moriero ad esempio, come di giocatori che nel Milan hanno fallito ce ne sono parecchi Davids, Vieira, Dhorasoo, Borriello, West, Simic, Vieri, Rivaldo, Rui Costa...i bidoni tutti li hanno presi. Quello che cerco di far capire agli amici milanisti è che non hanno bisogno di ricorrere a questi mezzi biechi per assumere importanza: sono già una grandissima società con una squadra che ha regalato le più belle pagine di calcio giocato dell'ultimo ventennio, ma campioni ci si comporta anche fuori dal campo con atteggiamenti improntati alla correttezza e al rispetto degli avversari. Definire il Valencia un avversario misero, ricondurre il vantaggio dell'Inter a un gol in fuorigioco (quando c'è il legittimo dubbio che il tiro di Ibra avesse già varcato la linea) sparare titoli a nove colonne senza spiegare poi nei fatti chi realmente è colpevole della rissa è un trucchetto per persone che non hanno mai letto un quotidiano...beh ma dimenticavo definire Controcampo un quotidiano e l'autore dell'articolo un giornalista è troppo anche per chi è abituato a digerire tutto!

GNUneroblu

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mercoledì, 07 marzo 2007

In questo post vorrei richiamare l’attenzione su un aspetto odioso che ha influenzato in maniera pesante questo quarto di finale di Champions League: la violenza. Solo due settimane fa moriva fuori dallo stadio di Catania un agente delle forze dell’ordine e di conseguenza venivano adottate delle misure restrittive nei confronti di tutti gli stadi italiani non a norma. Roma e Inter, le più penalizzate, giocavano un quarto di finale davanti al cospetto di pochi intimi agevolando in modo esponenziale le squadre avversarie. La Roma dopo aver disputato una partita inguardabile terminava con un risultato favorevole, l’Inter autrice comunque di una buona prova, grazie a una punizione inesistente e soprattutto ad una papera del proprio portiere spianava la rimonta degli spagnoli inguaiandosi non poco in vista della partita di ritorno. Mai come quest’anno l’Inter avrebbe meritato di passare il turno: senza il centrocampo titolare nel momento topico della stagione, ha comunque imposto il proprio gioco agli spagnoli, dimostrando che il carattere questa volta c’è stato. Mi ha sorpreso comunque vedere gli spagnoli sempre pronti a criticare il calcio italiano per codardia, bravissimi interpreti del calcio italico in occasione della doppia sfida di Champions che li ha fatti accedere ai quarti di finale. Ma lasciamoli parlare, fa parte del gioco: è solo invidia la loro, come quella di chi oggi gode per la sconfitta dell’Inter volendo delegittimare un campionato in cui pur mancando la Juventus e avendo penalizzato il Milan le altre squadre avessero fatto da semplici comparse. Lasciamo pur perdere nuovamente (anche se sono 2 episodi su 2 partite) che c’era un rigore limpidissimo a nostro favore, evitiamo di soffermarci sul fatto che fin dal primo minuto hanno cercato di intimidire i nostri giocatori con atteggiamenti al limite della sportività, vero Canizares?, ma su un aspetto non transigo: la violenza appunto. Lo scazzottamento vile di cui si è reso protagonista un perfetto nessuno della panchina spagnola, dimostra che il Valencia società è colpevole diretta dell’atteggiamento di un suo tesserato, il fatto che sia avvenuto a partita terminata non giustifica il gesto e soprattutto non esime la Uefa dal dover prendere delle decisioni esemplari. Squalificare il Valencia dalla competizione europea (non riammettendo necessariamente l'Inter) sarebbe un atto dovuto: chi ha perso ieri sera è il calcio spagnolo, incapace di vincere sul campo nonostante una squadra avversaria rimaneggiata e penalizzata in entrambe le partite con decisioni quantomeno discutibili, incapace di vincere sugli spalti potendo beneficiare del dono di andare allo stadio in libertà scagliando sassi e bombe carta sul pullman dell’Inter. Essere in Europa significa condividere anche le norme anti-violenza altrimenti anche in questo caso sarebbe stato opportuno effettuare dei distinguo ritenendo le tifoserie di Roma, Inter e Milan molto più civili di quella di Catania perchè estranee al reato compiuto in Sicilia. In Italia siamo stati tutti indiscriminatamente messi alla berlina per colpa di un gruppo di delinquenti a 800km da casa mia, in Europa invece si possono scagliare bombe carta e sassi contro il pullman della squadra avversaria e rendersi autori di un pestaggio da far-west senza pagare? Ah beh dimenticavo...fa scuola la sentenza Materazzi-Zidane…Burdisso pagherà con la squalifica a vita per aver detto a Marchena che sua mamma era una puttana. A quel punto l’altro figlio della mamma di Marchena, Navarro, alzatosi dalla panchina e ritenendo doveroso difendere l’onore di famiglia ha scatenato il parapiglia seguito a breve distanza da tutti i giocatori del Valencia rei di essere figli di un parto plurigemellare della famigerata doña Marchena…

GNUneroblu

postato da: gnuneroblu alle ore 08:45 | Permalink | commenti (8)
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martedì, 06 marzo 2007
Ragazzi le prendiamo sempre da queste squadrettespagnole che corrono come invasate...
Ci serviva il miracolo..
postato da: WillyIcestorm alle ore 21:32 | Permalink | commenti
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